Il libro della settimana

domenica 26 giugno 2022

Dario Cocchiaro - Gli insegnamenti del clown

 


Autore: Dario Cocchiaro
Titolo: Gli insegnamenti del clown

Editore: L’ArgoLibro

Prefazione di Maurizio Accattato

Anno di pubblicazione: 2022

ISBN 979-12-80205-36-0
Numero pagine: 84

Formato: 16x23

Prezzo di copertina euro 12,00
Spese di spedizione euro 5,00 (raccomandata postale)

Per contattare l’autore: dariococchiaro@hotmail.com      

Per info e ordini: largolibro@gmail.com 

Un libro particolarmente importante, questo di Dario Cocchiaro, che fa toccare con mano tutta la validità pedagogica (e non solo) di chi vive l’arte circense come concreta ed efficacissima occasione per migliorare la qualità della vita di tutti noi.

Il libro si apre con un dettagliato excursus storico che ci fa rendere conto di come l’idea stessa che abbiamo del circo sia cambiata nel trascorrere del tempo, fino a giungere al recentissimo “Cirque du Soleil”, profondamente diverso dal circo tradizionale.

Spazio poi alla clownterapia, che ha avuto in Patch Adams un “simbolo” universalmente noto e che viene proposta e coltivata in migliaia di ospedali, case di cura, case di ricovero per anziani e malati terminali, scuole, luoghi di accoglienza per bambini e adulti con gravi problemi personali e familiari, ecc. In altre parole, la clownterapia è un toccasana psicologico spesso ancora più efficace dei farmaci chimici e delle psicoterapie tradizionali, e ormai questo è un dato di fatto acquisito da sempre più istituzioni a livello locale e nazionale.

Naturalmente, oggi più di ieri, la figura del clown è professionalmente complessa e richiede grandi responsabilità personali, per chi desidera intraprendere questo percorso in modo professionale.

Nella sua illuminante introduzione, Maurizio Accattato – clown, regista, autore teatrale, ideatore del PIC (Pronto Intervento Clown), direttore artistico del Milano Clown Festival e tanto altro – scrive: «Sono gli insegnamenti del clown, di chi non cerca scorciatoie o vie facili per garantirsi una vita comoda, ma che, con passione e tenacia, cerca di migliorare il mondo anche solo di un centimetro, quel tanto che basta per suscitare un sorriso, anche laddove non si sorride mai.»

Dario Cocchiaro ha scritto un’opera che è un inno al sorriso, al “fare” concreto che non teme di mettersi in gioco, di “sporcarsi le mani”. Dovremmo leggerlo tutti, questo libro, soprattutto coloro che tendono facilmente al lamento e a colpevolizzare qualcuno o qualcosa per giustificare la propria accidia e arrendevolezza.

sabato 18 giugno 2022

Sandra Ludovici - Polvere di luce, nel buio

 


Autrice: Sandra Ludovici

Titolo: Polvere di luce, nel buio

Editore: L’ArgoLibro
Collana: La Piuma del Poeta

Anno di pubblicazione: 2022
Numero pagine: 62
Copertina: in cartoncino, sovraccoperta a colori con alette

Formato: 16x24

Prezzo di copertina euro 10,00
Spese di spedizione euro 4,63 (raccomandata postale)

Per info e ordini: largolibro@gmail.com 

Per contattare l’autrice: sludovici99@gmail.com

 

Un cuore pulsante che ad ogni battito sprigiona nuove immagini: è la poesia di Sandra Ludovici, che sversa copiosa da una “mente emozionale” dalle mille sfaccettature.

Non finisce mai di stupire, la sua Parola: forse perché si rinnova continuamente e instancabilmente, senza conoscere pause o défaillance; forse perché l’autrice è talmente immersa nella magia del suono della parola, da riuscire a reinventarla in ogni poesia, più e più volte. Forse per questi o per mille altri motivi, fatto sta che possiamo leggere tantissime raccolte di Sandra Ludovici e tutte ci comunicano invariabilmente freschezza, originalità, senso del ritmo.

Le quaranta poesie che compongono “Polvere di luce, nel buio” hanno come tema dominante (ma non esclusivo) il rapporto con la Natura. Nel caso di questa autrice, dobbiamo intendere il termine nel suo significato il più possibile allargato, non ci si concentra solo sugli aspetti aulici, luminosi. Sandra va ben oltre le descrizioni del paesaggio, dell’animale, dell’elemento, che pure non mancano, ma a lei interessa principalmente farci partecipi di sensazioni, vibrazioni, percezioni che “passano” dalla natura all’uomo e viceversa.

Tutto il fascino di questo scambio eterno prorompe da versi suadenti, nei quali ritroviamo un’intimità ormai persa da chi ha scelto – consapevolmente o no – di soffocare questo rapporto primigenio nell’ancora tanto decantata e assolutamente falsa “superiorità” della tecnologia, del catrame e del cemento.

Forse il peccato originale è proprio nella hybris già sottolineata dagli antichi greci: l’ottusa presunzione dell’uomo che si auto-proclama superiore e ancora non si rende conto di quanto sia irrinunciabile il bisogno di far parte di una Natura ancora e sempre pronta ad accoglierci.

I versi di Sandra Ludovici ci aiutano moltissimo in questo percorso di ri-avvicinamento. Facciamone tesoro!

 

 

giovedì 9 giugno 2022

Pier Paolo Pasolini e "il golpe"

 


Un altro articolo, un’altra “visione” di Pier Paolo Pasolini legata alla sua idea di “colpo di Stato”, che andava ben oltre i pericoli militari e politici.


"Un elzeviro che attraverso riflessioni, elaborazioni vissute  costruite con sensibilità e acutezza poetica, si fa scritto canto, che esalta il ruolo civile degli intellettuali, quelli veraci."  Su segnalazione di Arcangela Contessa.

 

Cos'è questo golpe? Io so

di Pier Paolo Pasolini

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

 

sabato 4 giugno 2022

Verso l'estate con il Segnalibro di giugno!

 





(clicca sulle immagini per ingrandirle) 

VUOI PARTECIPARE AL SEGNALIBRO?

Clicca qui per tutte le informazioni!

Condividi la tua arte.

 

Il gran caldo dell’estate è arrivato, ma sono arrivati anche tutti i suoi meravigliosi colori! Belli some quelli del nuovo Segnalibro…

In questo numero trovate:

 - informazioni per partecipare a “I 2Mila Segnalibri” con poesie, racconti brevi e recensioni di proprie opere pubblicate (clicca qui);

- il disegno originale di Barbara De Marco;

- la rubrica “Sorridendo… Riflettendo”;

- il bando completo per partecipare alla Dodicesima edizione del Concorso Nazionale per poesie brevi “KERAMOS” (lo trovi anche cliccando qui);

- la recensione di Giuseppe Salzano per la rubrica “Leggendo…” (qui il sito personale dell’autore);

- informazioni sul “Lunatic BOOK Festival” (clicca qui);

- la recensione del romanzo "Tra cielo e mare" di Pierluigi Elia

- la recensione del romanzo “Storia di Laura – La rinascita della magia” di Maria Sara Gorga;

- un estratto da “1984” di George Orwell;

- le poesie di Giosuè Carducci e Ada Negri;

 - spazio dedicato alle nuove pubblicazioni de L’ArgoLibro «Gli insegnamenti del clown» di Dario Cocchiaro, «I miei pensieri come un volo di farfalle» di Maria Luisa Limongelli, «Polvere di luce, nel buio» di Sandra Ludoviciclicca qui per visitare la sezione del blog dedicata alle nostre pubblicazioni – clicca sulle copertine per aprire la pagina corrispondente);

 …e ancora news, letture, proverbi, aforismi, curiosità...

“L’ARGOLIBRO”: noi facciamo largo alle proposte di qualità!

Se il mondo fosse chiaro, l’arte non esisterebbe.

(Albert Camus)

 

Superluna: "Lunatic BOOK Festival" a Torchiara

 


LUNATIC

BOOK

FESTIVAL

La Notte della “Superluna”

Giugno 2022

 

Vi aspettiamo a Torchiara (Salerno)

PALAZZO DE CONCILIIS

 

14 GIUGNO – ORE 18:00

 

Letture

Pittura

Musica

 

Uno splendido scenario accoglie il nuovo evento dedicato agli autori e alle autrici della Casa editrice “L’ArgoLibro”.

Non mancheranno anche splendidi quadri e ottima musica.

Ingresso libero.

Vi aspettiamo e…

passate parola!