lunedì 21 agosto 2017

Giuseppe Bianco a L'ARGOLIBRO


Venerdì 25 agosto ore 19:00
Presentazione
FIGLI DI UNO SCHIZZO
Di Giuseppe Bianco
Edizioni Homo Scrivens


Sono gli anni Ottanta, a Cesenatico. È estate e Michele, un ragazzo del Sud, finita la scuola, ha deciso di partire per fare l’aiuto cuoco in Romagna. Per il giovane sarà l’occasione per mettersi in gioco e conoscere, attraverso le persone che frequenta dentro e fuori l’albergo dove lavora, i diversi aspetti della vita.
Un racconto ironico e agrodolce, una storia di ventenni, di lavoro, di amicizia, di delusione e di riscatto, di sorrisi e lacrime, una storia d’amore. Quando ancora non c’erano i telefonini, i computer e i social network; quando per condividere una sensazione bisognava incontrarsi, parlarsi, toccarsi.

Intervento dell’attore e scrittore
ANTIMO CEPARANO
Incontro a cura di
MILENA ESPOSITO

Libreria indipendente
L’ARGOLIBRO
Viale Lazio, 16
(zona sud, adiacente Via Salvo D’Acquisto,
nei pressi del Centro per l’Impiego)
Agropoli (SA)
Infoline: 3395876415

L’ARGOLIBRO:
facciamo largo ai buoni libri!

venerdì 18 agosto 2017

Le "Introspezioni" di Rosa Cianciulli a L'ArgoLibro


SABATO 19 AGOSTO ORE 19:00
Presentazione del Catalogo
INTROSPEZIONI
Tra Segno e Sogno
di 
Rosa Cianciulli
Edizioni L'ArgoLibro



L'opera grafica e pittorica di Rosa Cianciulli 
è un "mondo" affascinante tutto da scoprire.
Vi aspettiamo!

L'ARGOLIBRO
è ad Agropoli in Viale Lazio 16
(Zona sud, adiacente Via Salvo D'Acquisto,
nei pressi del Centro per l'Impiego).
Per info: 3395876415

Si usano gli specchi per guardarsi il viso,
e si usa l'arte per guardarsi l'anima.
(George Bernard Shaw)

giovedì 17 agosto 2017

Le interviste di Nello Amato - Rosaria Formisano


Le interviste di Nello Amato

Il tesoro dei propri ricordi
Intervista a Rosaria Formisano

Rosaria, ciao, come stai?
Ciao, sto bene, grazie… molto incuriosita da questa intervista… anzi grazie mille per avermela proposta.

Spiegaci in poche parole chi sei, cosa ami fare e perché hai scelto di pubblicare il tuo lavoro con “L'ArgoLibro”.
Le parole sono vita… le parole non so quantificarle… poche o molte non so… proverò a trovare quelle giuste… chi sono ? Una donna come tante e come nessuna. Amo la mia famiglia, le mie radici ,amo scrivere, amo il mio lavoro fare la maestra e stare con  miei bambini , le mie amicizie, amo la vita ed ogni nuova emozione ha essa in serbo per me… amo ridere…
Ho scelto “L' ArgoLibro” perché fa parte delle mie radici, dei miei ricordi, ho visto nascere e crescere la libreria e la casa editrice, condivido la sua ideologia di libreria ed editoria indipendente e come sito promotore di cultura e di ogni forma artistica possibile, rendendo cosi fruibile ogni iniziativa ad ognuno… Conosco l’editore da tanti anni e solo a lui e ai suoi collaboratori potevo affidare i miei pensieri.

Cosa sono per te i ricordi? Un filosofo ha detto che nei ricordi è sita la verità relativa di ognuno di noi, concordi?
I ricordi sono l’essenza di ciò che siamo… La memoria è la nostra storia personale, familiare, globale!
Concordo con l’affermazione che nei ricordi è insita la verità che sia una verità relativa non è sempre vero…
Sicuramente i ricordi sono vissuti personali che ci appartengono  intimamente ma se ai ricordi diamo vita anche nel presente ognuno attraverso le proprie emozioni allora si condividono e si propagano come una verità assoluta che unisce anche nella diversità!
Il tempo dilata paure e insoddisfazioni ma al tempo stesso conserva pure quegli attimi che ci hanno permesso di sognare e soffrire, di ridere e lamentarci. Sono condimenti  che danno sapore all’esistenza.  (Kruger )


Perché questo titolo "Vorrei tenerti con me ancora un po'!"? (Qui la pagina dedicata all’opera)
Questo titolo indica la struggente malinconia, l'immensa nostalgia, la volontà di non accettare ciò che non si è pronti ad accettare… il momento di ristoro dal dolore di una profonda assenza…

Ci sono altre pubblicazioni letterarie in cantiere (romanzi, poesie, racconti...)?
Per adesso non credo… il mio scrivere è legato strettamente al mio vivere al mio sentire la vita… sono in ascolto, in questo momento.
Posso chiederti o sono indiscreto se alla base del tuo lavoro c'è la perdita di una persona cara?

La decisione di pubblicare questo mio secondo libro è nata da un'esigenza vera e da un profondo bisogno di mettere un punto ad un periodo di vita, la mia vita fino alla morte della mia adorata mamma… la vita che cambia per sempre… spezzando le tue radici più profonde con essa!
Un punto ma non un punto e a capo… non potrei mai!

Come si fa a superare un dolore simile?
Non si può… si trovano compromessi… strategie per sopravvivere… un mio vecchio amico mi disse un giorno che il dolore va attraversato per poterlo affrontare, va guardato negli occhi per accettarlo… è quello che ho fatto e che provo ancora a fare… col tempo il dolore è diventato anche  il modo per non dimenticare mai l’amore che mia madre mi ha dato e quello che mi ha insegnato a dare e allora solo allora diventa anche  amico e riesce anche ad essere felice per te perché nonostante tutto a un certo punto continui a vivere nonostante mai più sarà come prima.
Alcuni vengono sopraffatti da malattie come il lutto patologico...
La perdita di una persona cara, strettamente cara, come una madre, è comunque un fattore invalidante non fisicamente ma psicologicamente, è una mutilazione affettiva da cui non si guarisce mai veramente.

Prospettive future?
Continuare la mia vita… giorno per giorno… senza mai dimenticare…

Rosaria, siamo giunti alla conclusione... Più che una risposta a una domanda vorrei una riflessione da giovane, da donna, da scrittrice.
Viviamo in un mondo dove il telematico ha letteralmente ucciso il libro cartaceo, la telenovela ha soppiantato il racconto scritto e orale, le forme narrative televisive, ridondanti e consumistiche, fanno sì che il soggetto non ricerchi la scrittura come rifugio o fonte di piacere a causa della presenza ossessiva del virtuale. In questa società la letteratura può ancora salvare il mondo?
Dobbiamo credere in essa… ai miei bambini insegno l’amore per i libri, le storie, la lettura, coinvolgo  i loro genitori e tanti di loro credono nel potere della lettura come impulso positivo alla crescita dei loro bambini… essi sono il futuro e saranno sicuramente dei buoni lettori e lettrici…
Nessun videogames può eguagliare la magia di una storia raccontata o letta , del suono di una pagina sfogliata, del profumo della carta, delle belle immagini che accendono l’immaginazione, la fantasia… Sì, io credo come donna, come insegnante, come amante della letteratura e di un buon libro, prezioso scrigno di emozione, che la  letteratura come ogni altra forma di arte sia il nostro passato ma soprattutto il nostro futuro!
Arrivederci e grazie di tutto :-)



martedì 15 agosto 2017

Buon Ferragosto da "L'ARGOLIBRO" e "GLI OCCHI DI ARGO"!


Conosco un bambino così povero
che non ha mai veduto il mare:
a Ferragosto lo vado a prendere
in treno a Ostia lo voglio portare.
“Ecco, guarda, gli dirò
questo è il mare, pigliane un po’!”
Col suo secchiello, fra tanta gente,
potrà rubarne poco o niente:
ma con gli occhi che sbarrerà
il mare intero si prenderà.

(Gianni Rodari)

Passano gli anni ma le domande degli uomini restano le stesse: esiste Dio? Siamo soli nell’universo? Che farai a Ferragosto?

(RubinoMauro, Twitter)

Pare che stasera si festeggi il Ferragosto. Un pensiero a quelli che fotograferanno i fuochi d’artificio col flash.

(marcosalvati, Twitter)

Bene, anche Ferragosto è passato, momento liminale, un valico, il vero capodanno laico: Natale ha i regali, i buoni propositi, le riunioni di famiglia, è tutto organizzato; qui siamo in balia di noi stessi, dispersi in località montane marine o lacustri in attesa di tornare al lavoro. Osserviamo la nostra ombra, il nostro lato oscuro, sentiamo che qualcosa è finito e che un’altra stagione ricomincia. Ascoltiamo i gabbiani, le anitre su un lago o fiume, musiche di bar o discoteca, l’altoparlante in spiaggia o i fischi delle marmotte, se siamo in montagna.

(Carlo Grande)

giovedì 10 agosto 2017

Nello Amato e le sue poesie d'amore a L'ArgoLibro


Domani parto e tì bella ti lascio,
te lasso suspiranno uàiti e ciento standi
re chi àdda rice “Amore” a chi non ama, a nu smargiasso.

PRESENTAZIONE

Nello Amato
POESIE D’AMORE
In dialetto cilentano cannalonghese
Edizioni L’ArgoLibro

Una raccolta di versi appassionanti
e appassionati,
una dichiarazione d’amore
che ci fa conoscere un Cilento
vivo, pulsante.

Lettura di brani scelti a cura dell'attrice
Biancarosa Di Ruocco

Presenta l'incontro
Milena Esposito


SABATO 12 AGOSTO ORE 19:00
Libreria L’ARGOLIBRO
Ad Agropoli in Viale Lazio, 16
(zona sud, adiacente Via Salvo D’Acquisto,
nei pressi del Centro per l’Impiego).
Infoline: 3395876415


lunedì 7 agosto 2017

Gennaro Guida ad Ogliastro Cilento


Il primo “Fantasy del Cilento”,
una lettura che appassiona
dalla prima all’ultima pagina!

PRESENTAZIONE
I BORGHI DEI MISTERI
di Gennaro Guida
Edizioni L’ArgoLibro


MARTEDÌ 8 AGOSTO ORE 21:00
Fondazione
“Matteo e Claudina de Stefano”
Ogliastro Cilento (SA)

Interventi di:
Prof.ssa Barbara Riccio de Stefano
Don Damiano Modena
Dottor Pierino Comite

Incontro a cura di:
Milena Esposito

Qui un articolo dedicato alla recente,
prestigiosa affermazione de
“I Borghi dei Misteri” in Liguria.

(Cliccate sull’immagine per ingrandirla)



sabato 29 luglio 2017

Vincenzo Rocciolo ad Albanella: le foto

Un ringraziamento di cuore a tutti coloro che domenica scorsa, ad Albanella, hanno preso parte alla prima presentazione della raccolta di poesie "In bilico sul mondo" di Vincenzo Rocciolo, Edizioni L'ArgoLibro. La serata è stata particolarmente interessante e tutti gli interventi hanno offerto ricchi spunti di riflessione.
Cliccate qui per leggere la pagina dedicata all'opera.
Qui trovate il video della presentazione.
Ecco le foto della serata. La prossima presentazione de "In bilico sul mondo" si terrà giovedì 17 agosto a Laurino.


























venerdì 28 luglio 2017

Vincenzo Rocciolo - In bilico sul mondo



Autore: Vincenzo Rocciolo
Disegni in copertina e nelle pagine interne: Miretta Sparano (miretta92@gmail.com)
Titolo: In bilico sul mondo
Editore: L’ArgoLibro
Anno di pubblicazione: 2017 
Numero pagine: 342
Formato: 14,8x21
Codice ISBN: 978-88-94907-11-7
Prezzo di copertina euro 15,00
Spese di spedizione euro 1,50 (piego libri ordinario)
Per info e ordini: largolibro@gmail.com 
Per contattare l’autore: vrocciolo@gmail.com

Ha il valore di una metafora il titolo scelto per questa raccolta di poesie, o per meglio dire, di tessere poetiche del mosaico esistenziale. In bilico sul mondo, come ad indicare il continuo senso di precarietà dell’uomo che vive la sua vita costantemente sospeso su un dirupo senza fine. A passi misurati, egli continua, se pur tentennando, il suo cammino, ora veloce e spensierato dei giorni leggeri, ora lento e cupo delle giornate “storte e senza senso”.
L’immagine della copertina, sapientemente realizzata dall’artista Miretta Sparano, sintetizza bene il senso di questo lavoro poetico ed esistenziale di Vincenzo Rocciolo che, proprio come l’uomo raffigurato, si trova a metà del ponte della sua vita, “nel  mezzo del cammin”, come direbbe Dante, sospeso tra cielo e terra… Lassù, si muove in bilico sul mondo. Sulle spalle ha due grandi sporte. In una, ci sono i momenti importanti, quelli che riempiono la vita, la positività, i ricordi lieti, le gioie condivise, le battaglie vinte, l’amore, la famiglia. Nell’altra, ci sono i giorni bui, le delusioni, la fatica del vivere quotidiano. Non è facile tenersi in equilibrio e si può cadere da un momento all’altro.
Ma grazie alla consapevolezza e alla saggezza, quello stare “in bilico sul mondo”, si trasforma pian piano in un “ballo sul mondo”. Una danza ora allegra e leggera, ora lenta e cadenzata, ma che procede sempre avanti, fissando la meta. Un passo dopo l’altro, senza guardare giù e senza perdere di vista la propria identità, i propri ideali, la propria essenza, il rispetto profondo per gli esseri viventi. Tutti. Ed ecco che proprio in questo frangente di apparente fragilità il poeta raccoglie le sue riflessioni più profonde, e le restituisce in versi per farne dono a se stesso e a coloro che quelle tessere hanno contribuito a costruire. L’amore per ritrovata terra natia, per i luoghi amati, la musica, la fotografia dell’anima, le strenue lotte in difesa dei diritti dei più deboli e contro la sofferenza degli animali, le riflessioni su un mondo che combatte se stesso invece di amarsi, che usa le persone come fossero oggetti, che distrugge la Natura, uomini ed animali in una crudele guerra del Male, assurda, compiaciuta, infinita. Questi sono i temi che il poeta musicista Vincenzo Rocciolo ha trasformato in chiare tessere poetiche. Alcune di esse, sono brillanti e vivide al punto da sembrare nuove. Altre sono sbrecciate, altre ancora, ridotte ormai a frammenti piccolissimi… ma sono tutte lì, trasformate in ricordi e poesia, a testimoniare una vita intensa, pienamente vissuta diventata Arte.    

Nadia Parlante, scrittrice, storica dell’arte

mercoledì 19 luglio 2017

Miceli - Sessa - Colicino: Generazione 2.0 Tra centro e periferia



Autrici: Annalisa Miceli – Elvira Sessa
Disegni in copertina e nelle pagine interne: Virgilio Colicino
Titolo: Generazione 2.0 – Tra centro e periferia
Editore: L’ArgoLibro
Anno di pubblicazione: 2017 
Numero pagine: 68
Formato: 14,8x21
Prezzo di copertina euro 10,00
Spese di spedizione euro 4,63 (raccomandata postale)
Per info e ordini: largolibro@gmail.com 

Una pubblicazione davvero pregevole, “Generazione 2.0 - Tra centro e periferia”, scritta a “sei mani” da tre sensibilità diverse eppure affini, che si sono misurate con sensibilità e grande efficacia sul tema della nostra quotidianità. Tra problemi, paure, affanni, paradossi, è sempre molto difficile riuscire a cogliere l’essenza di ciò che ci accade, il significato profondo degli avvenimenti piccoli e grandi che ci coinvolgono direttamente o indirettamente.
Leggendo quest’opera possiamo senza dubbio sottolineare convintamente che l’arte ci aiuta, eccome se ci aiuta! L’arte, beninteso – ed è sottolineato anche nell’introduzione – capace di guardare oltre la nebbia del luogo comune, e la scrittura di Elvira e Annalisa è capacissima di farlo. Alla forza dei loro segni si aggiunge quella dei segni “visivi” di Virgilio Colicino, che interpreta la quotidianità con fratture, crepacci, anfratti che prendono vita, sorprendono, stupiscono, per come sono in grado di “raccontare”.
C’è spazio (e tanto) anche per l’umorismo e per l’ironia, che sono ulteriori e forse insostituibili mezzi per approfondire ulteriormente la conoscenza della complessità contemporanea.

I “mondi” descritti sono a volte interiori, altre esteriori, sempre scandagliati con grande acume e partecipazione. Chi scrive, chi disegna, sa che tutti siamo immersi in questa realtà, in questo mondo, ed è essenziale comprenderlo in tutti i suoi aspetti, se non vogliamo scivolare nella facile condanna a priori o nell’altrettanto facile accettazione “totale”. Estremi, questi, che vanno evitati, ci dicono indirettamente Annalisa, Elvira e Virgilio. Nell’unico modo possibile: attraverso la conoscenza. 

martedì 18 luglio 2017

Le nuove composizioni di Tonia Arcucci a L'ARGOLIBRO



Rassegna
"A TESTA ALTA"

Vi aspettiamo alla
libreria indipendente L'ArgoLibro
ad Agropoli
per la mostra dedicata
alle nuove composizioni di 
Tonia Arcucci

"ROSE, CHE BELL' 'RROSE!"

Appuntamento a 
VENERDÌ 21 LUGLIO - ORE 18:30

L'ARGOLIBRO
Viale Lazio, 16
(zona sud, adiac. Via Salvo D'Acquisto,
nei pressi del Centro per l'Impiego)
Agropoli (SA)
Infoline: 3395876415




L'ARGOLIBRO:
facciamo largo ai buoni eventi!

sabato 15 luglio 2017

Zygmunt Bauman: l'intervento di Luciana Capo



Lo scorso marzo a L'ARGOLIBRO abbiamo dedicato un appuntamento a Zygmunt Bauman, il grande studioso della società contemporanea scomparso lo scorso gennaio.
L'incontro è stato curato dal professor
 Giuseppe Lembo e dalla Professoressa Luciana Capo. Vi proponiamo la relazione della Professoressa Capo, che certamente offrirà a tutti noi ulteriori spunti di riflessione.

Zygmunt Bauman e l’Amore liquido*
Luciana Capo

In una società dove esiste la grande sapienza narrativa del digitale, percepita nella profonda ambizione di una dimensione contemplativa, vengono a delinearsi confini definiti che si muovono, come Orfeo, tra la luce e l’ombra in un’atmosfera di trasparenze. Per fortuna il viaggio nell’anima non si ferma e le emozioni sfidano ciò che è velato, nascosto, forse estremo e disperato e Galilei ci costringe ad aprire gli occhi sul vero, su una umanità che odora di sangue e sgomento e che affascina, sconvolge, converte. Forse le parole potranno salvarci? C’è nell’uomo una sottomissione volontaria alle parole gelide ed evasive, parole che non hanno fede né cielo, consumate dai network ma fatalmente contorte da visioni di bellezza e desiderio struggente. L’avventura dell’uomo si spegne e si consuma nel suo sguardo, in uno sguardo che ha tradotto ogni emozione, ogni tormento, ogni entusiasmo, ogni dolore in segni nei quali si esprime il senso della vita; e il calore e la morbidezza dell’Io non graffiano ma accarezzano. La storia ci riporta ad un utopista, Dario Fo, che insegnava agli studenti l’arte di cambiare il mondo, in una Milano degli anni ’70, dura e bellissima, appassionata di tutto: di pittura, di cinema, di architettura, di editoria, di giornalismo. Egli era un uomo rinascimentale, innamorato di qualsiasi forma di espressione artistica… e oggi? La tecnologia invita alle manipolazioni più decisive e dissennate, ma l’uomo non può uccidere ciò che ama e lo farà per la gelosia e il dolore di sentirsi straniero, impaziente di scoprire il peccato, irretito dal suo stesso struggimento vademecum della volubilità e del disinganno. Salvare il mondo sarebbe rivedere allo specchio immagini vere, talvolta crude e brutali, perché crudeltà e brutalità sono nella natura delle cose e degli eventi e che la qualità del dialogo ci restituisce integre e compatte nei contenuti, senza finzioni né assenza di passioni, oltre le barriere della visione. La visione assedia, concupisce ed un vento impetuoso agita sempre i sogni dove ogni particolare è accolto e anticipato. Forse nella notte di Pietroburgo Dostoevskij fissa l’archetipo del visionario malinconico che fugge il mondo perché il mondo non corrisponde al suo ideale. Lo smarrimento che spinge a ripiegare in se stessi, che blocca nell’immobilità e poi nel rimorso dell’immobilità, è un elemento costitutivo del flusso di coscienza e della “schizofrenia esistenziale” contemporanea. “Noi abbiamo perduto la nostra ombra reale, quella che ci fa il sole, perché essa non esiste più per noi, non le parliamo più, e con essa il nostro corpo ci ha lasciato”. (Dostoevskij, Notti bianche ). Bauman nell’“Amore liquido” ci parla della relazione, dell’ossessione, dell’erotismo, dell’ansia e del turbamento, della luce e dell’incubo delle anime a brandelli e del gioco a due che si rinnova con una misteriosa, cieca ma vitale speranza. Ricordo la fiaba della “Piccola fiammiferaia”: ella vaga per le strade e prega i passanti di comprare i fiammiferi, l’offerta della luce, del calore, dell’amore che sente, che soffre, che palpita e che desidera e che, probabilmente, vuol fuggire dall’oscurità della freddezza. La freddezza segna la fine di ogni relazione. Non appena si diventa gelidi nel sentimento, nel pensiero o nell’azione, la relazione diventa impossibile. E così la piccola fiammiferaia accende tutte le sue risorse per vivere e il fuoco è il simbolo più importante del vivificatore della psiche.
Nelle “Notti bianche” di Dostoevskij Nascenka è la ragazza ingenua, tutta dedita alla cura della vecchia nonna, prigioniera della sua apprensione, che sogna di andare sposa ad un principe, impaziente di scoprire il peccato; e così il giovane inquilino la affascina e la irretisce senza sfiorarla. Si avverte nel suo animo il senso dell’effimero e dell’eterno e un afflusso di linfa , sempre fecondo. L’emozione ha molti volti: quello di cera, quello di alabastro, quello ambiguo e puro , ma ciò che li accomuna è il deliquio, la perdita dei sensi e i colori della consunzione. In tutto ciò l’anima non è mai vittima insoddisfatta e resta regina. La razionalità liquido-moderna negli impegni duraturi ravvisa oppressione e una dipendenza incapacitante. Vincoli e legami rendono i rapporti umani “impuri” come farebbero con qualsiasi atto di consumo che presume soddisfazione istantanea e istantanea obsolescenza dell’oggetto consumato. Bauman parla di un mondo avvolto in una fitta rete di chiamate e messaggi che lo rende invulnerabile e l’obiettivo (anche quando si parla di amore) è quello di non farsi accalappiare e di evitare gli abbracci troppo soffocanti ed anche i contatti sessuali sono soffusi e dispersi, mutano direzione guidati dalla seduzione degli oggetti del desiderio. L’essenziale è essere connessi e “le connessioni sono solide rocce circondate da sabbie mobili”(Bauman, Amore liquido). Tutto ciò rende superflua l’attenzione allo sguardo degli altri e gli occhi si sono trasformati in muri bianchi e un muro bianco di fronte ad un altro muro bianco non provoca alcun danno. Persino il viaggio è reso superfluo dall’artificio della connessione. La liquidità dei cellulari segnala materialmente e simbolicamente la definitiva liberazione dal luogo. Ma l’uomo non può liberarsi di se stesso e della sua vita piena di significato dovendo cercare di incanalare la modernità liquida in una vibrante agorà, centrata sull’identità. Hegel ci dice che la nottola di Minerva, dea della sapienza, distende le ali prudentemente al crepuscolo; la conoscenza giunge alla fine del giorno, quando il sole si è posato e le cose non sono più ben illuminate e facili da trovare e maneggiare (ben prima che Hegel coniasse la metafora della nottola che indugia, Sofocle aveva fatto della chiarezza della visione il monopolio del cieco Tiresia) e Martin Heidegger aveva parlato di una buona illuminazione che è autentica cecità; non si può vedere quello che è fin troppo visibile,ci si accorge delle cose quando scompaiono o vengono distrutte. La modernità si è specializzata nel mettere in moto il mondo, ha spalancato la possibilità e la necessità di dare una nuova forma. Marx ed Engels elogiarono i rivoluzionari borghesi che avevano dissolto ciò che è solido e profanato ciò che è sacro, ovvero le cose che per lunghi anni avevano tarpato i poteri creativi dell’uomo. I Filosofi del Rinascimento celebrarono le prospettive straordinarie che l’incompiutezza della natura umana spalancava all’audacia e al talento. Pico della Mirandola annunciò con gioia e soddisfazione: “Possiamo diventare ciò che vogliamo”. Il Proteo di Ovidio che poteva trasformarsi da giovane a leone, cinghiale, serpente, pietra o albero e il camaleonte, grande maestro della reincarnazione istantanea, divennero i modelli della virtù umana appena scoperta dall’autoaffermazione. Alcuni decenni più tardi, J. J. Rousseau avrebbe chiamato “perfettibilità” l’unico attributo necessario di cui la natura abbia dotato la razza umana, identificando nella capacità di autotrasformazione la sola essenza umana e il solo tratto comune a noi tutti. Gli uomini sono liberi di creare se stessi. La necessità di divenire quello che si è, è la caratteristica della vita moderna e non della individualizzazione moderna. 3
Gli antichi già conoscevano la verità? Nel suo dialogo “De vita beata” Lucio Seneca sottolineò che in netto contrasto con i piaceri della virtù, le delizie dell’estasi si raffreddano nel momento in cui sono più intense; la loro capacità è così limitata da esaurirsi in un istante. Ravvivati per un attimo fuggevole, coloro che cercano il piacere dei sensi cadono rapidamente nel languore e nell’apatia. Seneca ammoniva: “La gratificazione che giunge più rapidamente è anche quella che per prima muore”. La fragilità endemica della gratificazione istantanea e lo stretto rapporto tra l’ossessione del piacere, l’indifferenza per quello che è stato e la sfiducia per quello che verrà tendono ad essere confermati, oggi, proprio come succedeva 2000 anni fa. Un dei più perspicaci sociologi del nostro tempo, Pierre Bourdieu, ha dato a un lavoro del 1997 il titolo “Oggi la precarietà è dappertutto”. Se questo è vero, per scongiurare la frustrazione sarebbe opportuno astenersi dal coltivare abitudini e legami. Uomini e donne sono, dunque, addestrati a percepire il mondo come un contenitore pieno di oggetti usa e getta, inclusi gli esseri umani. La vita frammentata tende a essere vissuta episodicamente come una serie di eventi non connessi. Ritorniamo al tema iniziale: L’amore ha bisogno della ragione? Nel Processo di F. Kafka l’amore è colpevole di essere accusato; e se anche ci si può discolpare dei delitti di cui si viene accusati, non c’è difesa contro l’imputazione di essere accusati. Nel Simposio di Platone, Aristofane lega l’amore al desiderio di una completezza ancora mancante: “Il desiderio del tutto e la sua ricerca è detta amore”. Quello che va a gloria dell’amore è nel contempo la sua disgrazia. L’Infinito è anche Indefinito, non può essere identificato, circoscritto, misurato, è tetragono ad ogni definizione, fa saltare i sistemi, viola i confini. L’amore ha bisogno che la ragione lo salvi dalla sua follia perché la società liquida gli oppone persone senza reddito, madri senza marito e troppi vecchi soli… Forse viviamo in un secolo violento, un secolo di violenze stimolate dalla progressiva esautorazione degli Stati a opera dei poteri globali scatenati. Oggi, liquidamente c’è un indebolimento dei legami che è una condizione importante per il successo della produzione sociale di collezionisti di sensazioni che sono anche maturi ed efficienti consumatori. In questo modo siamo giunti in un territorio in cui gli esseri umani non hanno mai abitato, forse dovremmo appellarci alla Dea di Parmenide, che è signora del tempo e che rivela la verità. Questa Dea non abita un Olimpo affollato di immortali negligenti o distratti. La Dea è la verità, ciò che la filosofia insegue come problema più profondo. In tal senso, la verità è primordiale e originaria. Ma noi siamo ancora capaci di vedere la terra e il cielo come i Greci ebbero modo di vederli e contemplarli? Almeno questo occorre tentare, porsi con il pensiero in quel tempo eterno che Parmenide abitò, trasmettendo all’Occidente, e in particolare all’Europa, il senso stesso della civiltà. Probabilmente dobbiamo pensare al trascurato frammento 14, a quanto Parmenide afferma della Luna: “Luce che brilla nella notte, errante attorno alla terra, di uno splendore che proviene d’altro luogo”. Le domande di Parmenide sorgevano da una terra che accoglieva tutte le cose nel grembo di ciò che egli con riverenza chiamava physis e ognuno le deve la memoria dell’Immortalità.

* Zygmunt Bauman (Poznań, 19 novembre 1925 Leeds, 9 gennaio 2017), Amore liquido, traduzione di S. Minucci. Collana Economica Laterza, Bari 2006, pp. XII-219.