venerdì 17 marzo 2017

"Quindici anni" di Aradia Detoma a Rutino


Comune di Rutino (SA) - Aula Consiliare
Domenica 19 marzo - Ore 18:00

Il Forum Giovanile di Rutino
vi invita alla presentazione del romanzo
QUINDICI ANNI
di
Aradia Detoma
Edizioni L’ArgoLibro


Introduce:
Anna Stella Botti
Presidente del Forum Giovanile di Rutino

Intervista a cura di:
Milena Esposito
Responsabile Casa editrice / Libreria “L’ArgoLibro”

Letture a cura di:
Mariassunta Ruglio
Annunziata Contente
Alfonso Giordano

Interventi musicali a cura di:
Nello Rizzo

Qui trovate la Pagina Facebook
del Forum Giovanile di Rutino

per leggere tutte le info sull’opera

mercoledì 15 marzo 2017

Le interviste di Nello Amato: Milena Esposito

Le interviste di Nello Amato



Tanti tautogrammi... Tanti “fotogrammi”
Intervista a Milena Esposito



Milena, spiegaci in poche parole chi sei, cosa ami fare e qual è il ruolo della scrittura nella tua vita.

Le definizioni spesso finiscono per diventare etichette e siccome credo che sia difficile poter presentare se stesse, ti rispondo con una citazione di Milan Kundera: “Ma essere, essere è felicità. Essere: trasformarsi in una fontana, in una vasca di pietra, nella quale l'universo cade come una tiepida pioggia”.
Ecco, credo che quanto riportato possa testimoniare ciò che mi piace. Mi piace l'arte e l'armonia, la bellezza, il suono, la musicalità. Mi piace passeggiare e mi piace la pittura e l'arpa celtica, mi piace vivere trasportata dall'onda.
Mi sento specchio di ciò che esiste.
Mi piace essere felice!
La scrittura è per me felicità.


Scegliere il tautogramma come forma e struttura narrativa è molto coraggioso e originale. Anche Eco ha scritto un'opera in tautogrammi. Perché quest’uso narrativo?

Perché è un gioco letterario ed amo il gioco, il gioco mi rende felice. Sai anche cosa mi rende felice? Le bolle di sapone.



Nella presentazione al Circolo della Stampa di Avellino (qui le foto) hai detto che il tuo libro è un insieme di favole antiche, favole che potremmo definire “bozzetti, idilli di epoche passate”; potremmo definirli con un termine contemporaneo “fotogrammi”, fotogrammi narrativi, piccole storie dal significato profondo. Quale di esse ti ha più coinvolto nella stesura?

Mi piace molto questa domanda, grazie per avermela fatta. Mi piace pensare ai fotogrammi antichi come quelli del cinema muto con Lyda Borelli e consiglio a tutti di cercarli su YouTube, secondo me sono dei veri capolavori. Ma tornando alla tua bella domanda posso rispondere che ogni singola fiaba riscritta in tautogramma mi ha coinvolto veramente tanto. Non è facile scrivere con un handicap alla lingua così severo: scrivere un testo le cui parole iniziano tutte con la stessa lettera è complicato, ma divertente e allo stesso tempo molto coinvolgente. Quando si scrive in tautogramma bisogna lavorare con i sinonimi, riflettere, cercare parole simili e tutto il testo diventa umoristico. È un gioco molto coinvolgente, ma forse la fiaba che mi è piaciuta più delle altre è Stufarella, riscrittura di Cenerentola.



Milena, viviamo in un mondo dove il telematico ha letteralmente ucciso il libro cartaceo, la telenovela ha soppiantato il racconto scritto e orale, le forme narrative televisive, ridondanti e consumistiche, fanno sì che il soggetto non ricerchi la scrittura come rifugio o fonte di piacere a causa della presenza ossessiva del virtuale. In questa società la letteratura può ancora salvare il mondo?

Anche questa è una bella domanda, grazie.
Credo che il mondo sia in grande evoluzione e che ci sia un buon fermento, un risveglio celeste.
Ogni cosa che muore ha completato il proprio ciclo vitale.
Il libro non lo ha terminato.
Ciò di cui tu parli è vero e reale, ma è riferibile a quel rovescio della medaglia costituito dalla massificazione che sta velocemente giungendo al proprio declino. La Storia è una buona madre, memoria e maestra dei cicli e dei ricicli.
Come sai organizzo eventi alla Libreria L'ARGOLIBRO e sono consulente editoriale dell'omonima Casa Editrice, il libro non è morto, il libro vive. Sta molto male il libro delle veline, quello del calciatore e quello del ghostwriter. Sta morendo perché la televisione (la grande, le piccole e locali vivono un bel risveglio) lentamente muore. Vive il social e il social alla fine siamo noi.
L'uomo e la donna amano scrivere.
Il social lo dimostra.
Hai fatto caso che Facebook sta lanciando il libro cartaceo di Facebook?
Per me è stata una bella scoperta, la conferma tacita che il libro gode ottima salute.
Ci sono sempre più scrittori e scrittrici.
Quindi il libro non muore.
Muore, però, il lettore.
Si estingue la lettrice.
Siamo nel cambiamento.
Non si dovrebbe mai dire a una bambina (o a un bambino) che i libri sono sciocchezze, guai se ci credesse.
Però io prevedo che i bambini non ci crederanno mai.
Sono i nostri migliori mentori.
Probabilmente saranno proprio loro i nostri lettori e le nostre lettrici migliori.

Ti ringrazio, Nello, per la tua intervista. Sono onorata di averla ricevuta da un bravo scrittore quale tu sei e consiglio vivamente a tutti di leggere i tuoi scritti e di approfondire la tua conoscenza. Grazie!

Qui trovate la pagina dedicata a “Tanti Tautogrammi”. Disegni di Daniela Spoto.

Per contattare Milena Esposito: occhidiargo@hotmail.it

Per contattare Nello Amato: nello_president@hotmail.it

martedì 14 marzo 2017

"Ali Letterarie": la nuova rubrica di Ivana Leone

La Scapigliatura ti “spettina” l’anima
di Ivana Leone



Ci siamo mai chiesti perché viviamo in un determinato modo… per quale motivo rispettiamo determinate regole… perché? E Per quale motivo dobbiamo vivere secondo alcuni schemi!? Tutta questa rigidità potrebbe offuscare il nostro “estro” creativo, non trovate!? :-P
Rompere le “regole prestabilite” mi porta alla mente un movimento artistico-letterario, sto parlando della Scapigliatura. Che cosa si intende per Scapigliatura?
L’aggettivo “scapigliato” , che significa propriamente “con i capelli scomposti, in disordine”, iniziò a circolare in Italia verso la metà dell’Ottocento, per indicare individui dallo stile di vita non conformista e antiborghese, in genere artisti scapestrati. Il termine traduceva in modo approssimativo il francese bohémien, letteralmente “zingaro”, con cui ci si riferiva agli artisti maledetti dell’ambiente parigino.


L’uso di questo termine (Scapigliatura) per indicare una precisa corrente letteraria italiana viene inaugurato dallo scrittore Cletto Arrighi che nel 1862 pubblicò il romanzo La Scapigliatura, che rappresentava appunto l’ambiente turbolento e irrequieto dei giovani artisti milanesi.
Gli autori della scapigliatura si differenziano per la predilezione di temi macabri, cupi, folli, fantastici e proprio a proposito di ciò è di particolare importanza il racconto di Igino Ugo Tarchetti, La lettera U.
Il racconto, La lettera U (manoscritto di un pazzo) costituisce uno degli esempi più interessanti della narrativa scapigliata e della sua speciale attenzione alle situazioni assurde, abnormi, marginali. Il protagonista soffre di una devastante ossessione che lo terrorizza ogni volta che ha a che fare con la lettera U.
Ogni tentativo di superare questo stato di incubo risulterà vano e il personaggio, divenuto pazzo, morirà in manicomio. Il racconto viene presentato sotto forma di diario manoscritto, in modo da proporre una storia vera, spiegabile scientificamente (o quanto meno, documentabile) pur nella sua assurdità. La scrittura di Tarchetti riproduce fedelmente la crescente alienazione del protagonista: l’ossessività delle ripetizioni e l’introduzione di una rilevante innovazione grafica, la riproduzione della lettera U in grandezze differenti, corrispondono allo sviluppo dell’ossessione nella psiche.
Il protagonista del racconto concepisce per questa vocale un’avversione tale da abbandonare una dopo l’altra tre donne, che pure amava, colpevoli però di portare un nome nel quale figura la U. Alla fine l’uomo si rassegna: ne sposa una, Ulrica, fiducioso di poterla convincere, un giorno, a cambiare nome. Non ci riesce, però. E allora colpisce rabbiosamente la moglie, fino a essere ricoverato in un manicomio, dove si spegnerà senza più vincere questa ossessione per la U.

Proprio all’inizio del racconto la serie di domande ci rivela subito la condizione alterata dell’io narrante. Man mano che la narrazione procede, l’alterazione diviene vera e propria ossessione psichica. La scrittura riproduce tale ossessione ripetendo i medesimi aggettivi e infittendo le domande. Sono espedienti con i quali l’io narrante vuole portare il suo interlocutore, il potenziale lettore del suo manoscritto, sul suo stesso terreno, mostrandogli tutti gli orrori provocati dalla lettera U: precisamente tale movimento di ricerca di consenso caratterizza la prima parte del racconto.
Nella seconda parte, l’io narrante passa a raccontare la propria vita: l’obiettivo, qui, non è più far aderire il lettore alle proprie convinzioni, quanto mostrare il crescere del terrore per la lettera U. La narrazione assume tratti paradossali e grotteschi, come rivela la scelta della moglie in rapporto al nome. Nel finale il protagonista raggiunge l’apice della follia: arriva a ergersi a salvatore (incompreso) del mondo, considerando ingrati coloro che non lo capiscono e lo giudicano pazzo. Perciò le frasi diventano sentenziose e perentorie; si moltiplicano inoltre i punti esclamativi, già ampiamente ricorrenti nella prima parte del racconto. Importante è poi l’ultima frase: il narratore esterno riprende il sopravvento e riporta il racconto a una dimensione di normalità. Il punto di vista è ora quello scientifico, di chi annota tutta l’infelicità connessa a una condizione di malattia mentale: la secchezza dell’osservazione sembra quella del medico che chiude la cartella clinica.


A ventidue anni, con tante belle idee nel capo, con tanti affetti nel cuore doversi seppellire tra le mura di un ufficio e contemplare il sole di maggio attraverso le gretole di una persiana! L' infimo degli insetti, che ronza nella mia camera, l’infimo uccello che canta in un piccolo giardino del cortile sono infinitamente di me più felici; essi vengono, vanno, vedono il sole, contemplano la natura; io darei tutta la mia vita per una sola delle loro giornate!                   Igino Ugo Tarchetti


Per contattare Ivana Leone: ivanaleone87@hotmail.it


Dal Segnalibro di marzo
(Cliccare sull'immagine per ingrandirla)

lunedì 13 marzo 2017

P. P. Pasolini: un nuovo appuntamento a L'ARGOLIBRO


Sabato 18 marzo ore 18:30
Libreria L’ArgoLibro
Agropoli (SA)

‘Nzallanuto
ovvero io, Pasolini e noi italiani

Spettacolo multimediale
di e con Giulio Ripa

“Io, Pasolini e noi italiani” è uno spettacolo multimediale che si gioca nel ritrovare il filo della memoria che si sta perdendo.
Scriveva Paolini: “Noi, quando ricordiamo o quando sogniamo, giriamo dentro di noi dei piccoli film”. Attraverso i ricordi si rivivono le immagini e le storie di un passato che non passa.
Le problematiche irrisolte, sottolineate con forza dal poeta-profeta come “Niente di più feroce della banalissima televisione”, l'anarchia del potere e la mutazione antropologica degli italiani, si con-fondono nello spettacolo tra ricordo e sogno, presente e passato, immagine e parola:

- La televisione è vissuta come un Totem, entità al quale ci si sente legati per tutta la vita.
Il culto della tv e dei mass media in generale, come pratica religiosa tribale, si avvicina al concetto di "possessione volontaria" poiché gli spettatori entrano in un contatto così profondo con lo "spirito" della Televisione-Totem da esserne "soggiogati".
Autocompiacimento e narcisismo dello spettatore nel credersi protagonista del palinsesto tv, portano la popolazione televisiva alla condizione di burattini manovrati da una informazione che ci rappresenta una realtà deformata e deformante.

- L'anarchia del potere di oggi si presta alle amare considerazioni che Pasolini faceva allora sul rapporto tra il potere dei forti e i deboli che ad esso sono sottoposti; la fine dell’umanesimo superato e sostituito dalla civiltà tecnologica; la lotta di classe che si sarebbe logorata solo sulle differenze economiche e non più sul piano culturale, compreso il modo di produrre e consumare.

- La mutazione antropologica provocata dall'edonismo consumistico, inteso come sistema totalizzante basato sulla ricerca del piacere individuale fine a se stesso, mediante il consumo smisurato di cose, ha cambiato  il modo di vita degli italiani cioè ideali, valori, comportamenti e rapporti sociali. “La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra”.

L’ARGOLIBRO è ad Agropoli
in Viale Lazio 16
(zona sud, adiac. Via Salvo D’Acquisto,
nei pressi del Centro per l’Impiego)
Infoline: 3395876415

L’ARGOLIBRO è:
Libreria indipendente
Casa editrice
Eventi artistici e culturali

giovedì 9 marzo 2017

"Un po' per Celia"... a L'ARGOLIBRO


Sabato 11 marzo - Ore 19:00

Vi aspettiamo a L'ARGOLIBRO
per una nuova mostra.


UN PO' PER CELIA
Personale di 
Celia Dogga

Colori, tessuti, abiti da indossare...

Incontro a cura di
Marisa Russo

per leggere l'articolo realizzato
da Marisa Russo per "Cilento Notizie".

L'ARGOLIBRO
Libreria indipendente - Casa editrice
Eventi artistici e culturali

Siamo ad Agropoli in Viale Lazio 16
(Zona sud, adiacente Via Salvo D'Acquisto,
nei pressi del Centro per l'Impiego).
Per qualsiasi info: 3395876415

venerdì 3 marzo 2017

Gennaro Guida - I Borghi dei Misteri SECONDA EDIZIONE



Autore: Gennaro Guida
Titolo: I Borghi dei Misteri - Racconti di un Cilento incantato
SECONDA EDIZIONE
Editore: L’ArgoLibro
Fotografie di Anna Maria Torre
Disegni di Erminio Ariano
Anno di pubblicazione: 2017
Numero pagine: 156
Copertina: a colori, cartoncino brossurato con alette
Formato: 14,5x21
Codice ISBN: 978-88-98558-98-8
Prezzo di copertina euro 13,00
Per contattare l’autore:
  gennaro.guida@agecontrol.it       
Per info e ordini: largolibro@gmail.com 

Forte del grande successo della prima edizione (qui la pagina dedicata), Gennaro Guida arricchisce ulteriormente la sua opera di racconti fantastici e ci presenta questa seconda edizione, in cui il cavaliere medievale vive nuove, avvincenti avventure in paesi del Cilento ancora non attraversati: gli scenari di Roccadaspide, Castel San Lorenzo, Monte Stella, Trentinara, Aquara, Piano Vetrale, Castelcivita… e i tantissimi paesi già percorsi nella prima edizione, vi aspettano in questa nuova opera.
Una lettura adatta a ragazzi e ad adulti, in quanto tutti possono trovare motivi di forte interesse. C’è innanzitutto l’ottima “penna” dell’autore, sempre capace di scrivere in modo godibilissimo, scorrevole, e mai banale. In più, c’è la possibilità di “viaggiare” – insieme al cavaliere protagonista delle storie – attraverso paesaggi che a molti sono familiari ma a molti no. È così che la buona letteratura diventa strumento prezioso per riuscire a conoscere realtà “altre” che altrimenti resterebbero lontane, perciò estranee.
Questo fantasy strettamente legato alle tradizioni locali rappresenta un’imperdibile occasione per tutti coloro che vogliono conoscere meglio un territorio antico e complesso qual è il Cilento: per chi lo vive giorno dopo giorno, ma anche per chi vi trascorre qualche giorno da turista.

Anche questa seconda edizione - con veste grafica completamente rivista - è impreziosita dalle fotografie di Anna Maria Torre e dai disegni di Erminio Ariano: l’arte “visiva” sposa alla perfezione l’arte narrativa, e il risultato è un’opera di particolare importanza per un territorio che merita davvero di essere conosciuto al meglio. 

Elena Carmela Giacobbe - Il Tarantismo fra tradizioni e connessioni


Autrice: Elena Carmela Giacobbe
Titolo: Il Tarantismo fra tradizioni e connessioni
Editore: L’ArgoLibro
Collana: Ateneo
In copertina: disegno di Elena Carmela Giacobbe
Anno di pubblicazione: 2017 
Numero pagine: 78
Copertina: cartoncino brossurato, sovraccoperta a colori
Formato: 16x24
Codice ISBN: 978-88-98558-96-4
Prezzo di copertina euro 10,00
Spese di spedizione euro 4,63 (raccomandata postale)
Per info e ordini:  largolibro@gmail.com    
Per contattare l’autrice: giacobbe.elena@yahoo.it

La nuova uscita della Collana “Ateneo” (riservata alle tesi di laurea) è dedicata al particolarissimo fenomeno del tarantismo.
Un excursus accurato, dettagliato, importante, quello di Elena Giacobbe, su un argomento affrontato da molti studiosi e appassionati (basti pensare agli imprescindibili studi di Ernesto De Martino), ma che continua a riservare nuove prospettive, ulteriori sviluppi.
Questo saggio fa il punto della situazione sugli studi, ma non solo. Con particolare attenzione e partecipazione, l’autrice percorre e chiarifica i nessi tra passato e presente, tra i gesti e i loro significati, tra ritualità e decifrazione.
Alla base c’è un discorso lungo e complesso, che l’autrice affronta con tutto l’entusiasmo necessario. Grazie ai suoi studi, diventiamo più consapevoli di quanto sia ancora forte il nesso fra tradizione e modernità. Un presente che vuole - ottusamente, ciecamente - tagliare tutti i ponti con il passato, non può avere futuro.
In questo saggio troverete una voce forte e limpida apertamente schierata contro i disvalori della globalizzazione e del capitalismo che, con il mito del benessere economico accessibile a tutti, tende a cancellare tutte le identità – e quindi le vere ricchezze – locali. Una voce molto giovane, quella di Elena Giacobbe, ad ulteriore dimostrazione che non è vero che le nuove generazioni sono insensibili a certe problematiche. Al contrario, probabilmente lo sono molto di più delle generazioni precedenti, storicamente responsabili del cambiamento di rotta che oggi viene sempre più, a ragione, condannato.