mercoledì 30 novembre 2022

Pasolini: un antidoto alla confusione

 


Sta finendo il centenario dalla nascita di Pasolini. Poco ricordato e male interpretato.

In un’era di drammatica confusione sottolineo tre pensieri di Pasolini, unico intellettuale italiano che anche da morto è molto più vivo di tutti gli altri.

(Giulio Ripa)

 

Non posso più credere alla rivoluzione, ma non posso non stare dalla parte dei giovani che si battono per essa. È già un'illusione scrivere poesia, eppure continuo a scriverne, pure se per me la poesia non è più quel meraviglioso mito classico che ha esaltato la mia adolescenza. [...] Non credo più nella dialettica e nella contraddizione, ma alle pure opposizioni. [...] Tuttavia sono sempre più affascinato da quell'alleanza esemplare che si compie nei santi, come san Paolo, fra vita attiva e vita contemplativa.

Citato in Marco Antonio Bazzocchi, “Pier Paolo Pasolini”, Bruno Mondadori, Milano, p. 34. Citato anche in Francesco Cataluccio, “Ripensando Pasolini”, ilPost.it, 30 ottobre 2015.

Prevedo la spoliticizzazione completa dell'Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso... Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come.

Da Luisella Re, “Pasolini: Il nudo e la rabbia”, Stampa sera, 9 gennaio 1975

Il futuro non appartiene né ai vecchi cardinali, né ai vecchi uomini politici, né ai vecchi magistrati, né ai vecchi poliziotti, Il futuro appartiene alla giovane borghesia che non ha più bisogno di detenere il potere con gli strumenti classici; che non sa più cosa farsene della Chiesa, la quale, ormai, ha finito genericamente con l'appartenere a quel mondo umanistico del passato che costituisce un impedimento alla nuova rivoluzione industriale; il nuovo potere borghese infatti necessita nei consumatori di uno spirito totalmente pragmatico ed edonistico: un universo tecnicistico e puramente terreno è quello in cui può svolgersi secondo la propria natura il ciclo della produzione e del consumo. Per la religione e soprattutto per la Chiesa non c'è più spazio.

Da “Il «folle» slogan dei jeans Jesus”, 17 maggio 1973; p. 21

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